Alcune nozioni sull'origine degli Strozzi e del loro Paese


Incerta è la primiera origine degli Strozzi, né puossi trovare documenti autentici del come si stabilissero nel paese che già da lungo tempo chiamasi Biasca. Considerando esserci pure ignoti quali furono i primi abitatori della Svizzera intiera che ad un tempo si chiamavano Elvezi, non ci dobbiamo meravigliarci se non sappiamo neppure l'origine dei primi fondatori di un paese che la compone e meno ancora di una famiglia oscura.
Leggendo la Storia Patria ci fa conoscere che i primi a portare la civilizzazione furono i Romani sotto il comando di Giulio Cesare, il qual valoroso capitano non solo conquistò questo nostro Paese, ma qual dotto scrittore tramandò a noi le prime nozioni dell'Elvezia nostra Patria.
Ma non è il mio soggetto di scrivere istorie, non possedendo la dovuta abilità, pur non mi posso esentuare dal raccontare alcune vicende per meglio far conoscere come, forse, i nostri paesi fossero in prima popolati e da quale gente.I primi abitatori erano gente selvatiche che vivevano d'erba e indi di caccia e di pesca. Le loro abitazioni erano tuguri. Ai tempi dei Romani si erano già avanzati verso la civilizzazione benché troppo imperfetta. Giulio Cesare molto contribuì all'avanzamento del nostro paese verso l'incivilimento.
Molti sconvolgimenti succedevano in Italia per causa dell'invasione scambievole dei Barbari dopo la caduta dell'Impero romano. Per lungo tempo i Romani li respinsero e li inseguirono sino nelle più occulte regioni. Ma caduto il famoso Impero, vedemmo questi popoli disputarsi l'Italia fra di loro e scacciarsi reciprocamente. Da questo continuo agitarsi di popoli per certo ne doveva sortire un grande miscuglio di popoli. Vediamo nell'Italia città fra esse rivali odiarsi e perseguitarsi accanitamente. Vediamo Firenze, abbandonata da tutte le altre, sostenere da sola contro la rabbia d'un Papa che chiamò non solo italiani, ma Spagnoli, Tedeschi e Franchi onde distruggerla; energica si difese.
Firenze è appunto quella città che trovo esservi la famiglia Strozzi, la quale ebbe molta parte nelle guerre come negli affari. Vediamo quel valoroso capitano Pietro Strozzi che cade vittima d'un tradimento, vediamo un Filippo Strozzi fra i più opulenti d'Italia, aver relazione colle corti estere, indi essere scacciato dalla città e costretto, conte sue ricchezze, a doversi celare d'un paese all'altro.
Pertanto ne deduco, se ben non sicuro, ma potrebbe benissimo darsi il caso, che un qualche Strozzi di Firenze, perseguitato od esiliato, si fosse portato fra le nostre montagne per maggior sicurezza e abbia dato al nostro paese la prima origine delle famiglie Strozzi. Nulla di più verosimile: ancora oggi esiste in Firenze il Palazzo Strozzi.
Come dissi, non esser la mia intenzione di prolungarmi in siffatti racconti, pure giudicai necessario onde dare un'idea di quanto credo sull'origine di questa schiatta. Disgraziatamente trovandomi in paesi lontanissimi, non posso ricorrere ad alcuna fonte per conoscere quale fu il primo conosciuto in Biasca, ricorrendo al libro battesimale. Per ora, dunque, devo solo restringermi a descrivere quanto vidi e sentii.
Ben il so che Biasca possiede documenti antichissimi essendo stato l'archivio delle tre vallate di Riviera, Blenio e Leventina; sotto il prevosto Lampugnani di Lugano o almeno del Distretto di Lugano, erano tali documenti custoditi nell'archivio della Chiesa di San Pietro. Un bel giorno questo Lampugnani, spinto dall'ignoranza e infastidito da tali utilissimi e preziosi documenti, invitò il reverendo Vicario del Collegio di Pollegio a rimuoverli dalla nostra chiesa e a portarli nel detto Collegio. Perdita incalcolabile pel nostro paese e non posso convincermi come i nostri terrazzani d'allora non abbiano prevenuto tale inscusabile libertinaggio di un prete. Ciò devesi attribuire alla gran fede che a quei tempi era riposta in quelli della Tonaca Nera.


"Un bel giorno questo Lampugnani, spinto dall'ignoranza e infastidito da tali utilissimi e preziosi documenti, invitò il reverendo Vicario del Collegio ..."

Per il Lampugnani sarà una macchia incancellabile, e benché sia cosa temeraria insultare chi fu dal supremo Giudice giudicato, pure puossi dire, senza scrupolo, il merito o il biasimo per conoscere un uomo. Conciosiache ognuno può trarne esempio. Comunque, dopo questo spostamento, i documenti, se non andarono perduti, rimasero forse in possesso dei Vescovi di Milano dopo che il Collegio fu trasformato in Ginnasio Governamentale.
Per ben due volte Biasca è stata sommersa da forte alluvione. Convinto che un qualche giorno mi recherò al patrio loco, lascio un po' di spazio per mettere la data di queste alluvioni come pure altri particolari annotazioni perché, trovandomi in opposta parte, con sommo mio dispiacere, devo tralasciarla per inserirla quando la troverò.
La primiera volta non restò neppure un tetto, case, vigneti e prati, tutto fu sepolto sotto le macerie della montagna e dell'acqua. In pochi momenti tutto fu coperto di ruine quel ricco terreno. La pioggia infuriava e l'acqua sempre crescente formò un lago. Tutto perduto, pochi dei nostri avi si salvarono essendo stato quel disastro tanto subitaneo ed impetuoso. Ognuno comprenderà qual sarà stato il dolore, il lamento nonché spavento di quei pochi superstiti a sì terribili ruine e perdite. Certo doveva essere spettacolo troppo commovente ed orribile per coloro che il caso salvò dalla totale distruzione. Chi visita o passa dalla Cappella San Gerolamo al nord dell'attuale nostro comune e se da quella sommità ne volge lo sguardo verso ponente, ne vede ancora l'ammasso dei sassi che distrusse l'antica Biasca.

Quei pochi rimasti ove dovevano andare? Certo dovevano cercare qualche abitazione fra i monti che erano stati meno rovesciati dalle alluvioni. Pertanto alcuni si stabilirono nella Valle Pontirone essendo essa di un'estensione grande ed offrendo terreno buono per coltivazione; altri si suppone che andassero sulle montagne circonvicine.
Più tardi questi furono i primi a discendere e formare nuove abitazioni ove trovasi adesso il nostro paese in quella parte che non era stata così sepolta dall'alluvione. A poco a poco anche coloro che erano nella Val Pontirone, attirati dalla amenità del piano, cominciarono a discendere e fabbricare case ed acquistar terreno, così a poco a poco si formò ancora un secondo comune pareggiabile al primo. Puossi osservare che ancora in questi giorni vi sono due o tre famiglie in Valle Pontirone che non hanno in Biasca né casa né terreno particolare e restano tutto l'anno colà.
In Valle Pontirone trovasi pure una chiesa ed un prete che ha la sua rendita pagata da quelli soli che si chiamano Pontironesi ma che sono parte delli stessi Biaschesi.


"In Valle Pontirone trovasi pure una chiesa ed un prete che ha la sua rendita pagata da quelli soli che si chiamano Pontironesi ma che sono parte delli stessi Biaschesi."

La seconda volta che Biasca ebbe a soffrire dal Luvione (o come chiamasi Vallone) credo essere stato nel 1829; ma questa volta non fu così disastro essendo che solo poche case e stalle restarono sommerse, però una gran porzione di vigneti e prati ne soffrirono la medesima sorte di prima, essendo restati sepolti sotto il grande ammasso del gerone dall'acqua portato. Più d'una volta questo Vallone danneggiò in parte i fondi che i poveri Biaschesi, con molto sudore, sempre cercarono di rimediare al flagello col seppellire il gerone sotto la terra buona la quale poi fruttava assai bene. Cosa incredibile è vedere in poco tempo sommergere quell'ammasso di sassi e formarsi ancora prati così abbondanti.
Vediamo Biasca divenire fra i comuni del nostro Cantone Ticino uno dei più popolati. Esso trovasi dove principia la Valle Leventina, quella di Blenio ed in cima alla Valle Riviera e offre ai nostri giorni una bellissima pianura con buona coltivazione. Biasca ebbe a sostenere molti litigi coi paesi confinanti" perché questi, profittando forse delle sue disgrazie, colsero il destro per allargare il loro confine a danno del nostro comune. Biasca confina a nord ovest con Pollegio, al nord con Malvaglia e Semione, a ovest e sud ovest con Iragna, a sud con Osogna e a est con la Valle Calanca.

Fino al 1840 le scuole nel nostro paese erano assai poche e cattivissime, erano sotto la direzione dei preti ed era pure un prete che la faceva. I libri erano latini che si leggevano, così che nulla comprendendo, non si faceva altro che sprecar tempo inutilmente. Non era però solo nel nostro comune, ma bensì in tutto il Cantone. Il benemerito Franscini Stefano fu il più che promosse l'educazione nel nostro Cantone. Finalmente a poco a poco vedemmo molte buonissime scuole, giovinotti educatissimi.
Un male grandissimo nel nostro comune è l'usanza del Borattiere che già da molto tempo è da tutti i nostri esercitato. Danno incalcolabile perché, succedendosi in quel mestiere di padre in figlio, quasi portati da istinti naturali, capitò che pochi furono quelli che impararono un'altra arte di mestiere. Difficilissimo trovare nel nostro paese fabbri, falegnami e tanti altre arti. Se l'usanza di sopra detta non fosse così comune, i Biaschesi avrebbero appreso anche altri mestieri. In quanto al commercio ancora devesi deplorare una cosa: ben pochi dei nostri fecero bene con negozi in Biasca; sino ad ora ardua cosa sembra, ma è pur vero che uno d'un altro paese, se metteva qualche bottega, se la faceva discretamente. Regna ancora oggi tale cattivo sistema dei compaesani di preferire il forastiero al terrazzano (questo lo so stando a quanto si sente per mezzo di lettere che dalla patria mi provengono). Vedremo in seguito come il mestiere del borattiere ha cominciato a cessare per la scarsità dei boschi ed i nostri, benché in tale professione avessero fama grandissima, sono obbligati a lasciarlo e ad emigrare in paesi lontani.
Tornando un passo indietro troviamo di congratularci coi nostri antichi per l'istinto che ebbero sempre per la libertà, e leggendo la storia patria vediamo che Biasca fu sempre fedele agli Svizzeri a dispetto dei Conti di Milano.
NOTE:
1. Gli Strozzi compaiono sui conti del nostro comune nell'anno 1669 (Gio Strozo).
2. Filippo Strozzi, il Giovane 1488-1538.
3. Pietro Strozzi figlio di Filippo 1510-1558.
4. Prevosto di Biasca e Vicario foraneo della Valle Riviera dal 1832 al 1856.
5. Nel 1850 profilandosi sull'orizzonte amministrativo del Cantone l'immagine detestabile e vergognosa del fallimento in conseguenza della Guerra del Sonderbund e quella contro l'Austria, venivano vendute le sostanze dei conventi soppressi e, per realizzare l'insegnamento superiore, il Governo proponeva la secolarizzazione dei conventi. Fra questi c'era anche quello di Pollegio che diventò Ginnasio Governamentale.
6. Si allude allo scoscendimento del Monte Crenone del 1513 che seppellì completamente il paese e ostruì la valle. Dietro l'ammasso di detriti si formò un lago che, dopo due anni, nel 1515, sfondò la diga naturale. L'acqua si riversò nella Valle Riviera e raggiunse il Verbano seppellendo, distruggendo, devastando. Di Biasca non restò che la chiesa di San Pietro e Paolo e la piccola frazione della «Riva».
7. Lo scoscendimento del Monte Crenone avvenne il mese di settembre proprio nel giorno di San Gerolamo. La cappella è stata costruita a monte della frana e deve proteggere il paese da eventuali altre frane. Il lago invece sfondò la diga il giorno di San Vittore.
8. È la chiesa di San Michele costruita nel 1801. Il parroco era don Filippo Giudici di Giornico. Nel 1607, dopo la costruzione della prima chiesa sepolta poi da una frana, Pontirone si proclamò parrocchia autonoma e lo fu fino al 1880.
9. Torrente che scende dal Pizzo Magno seguendo la valle che si è formata con la caduta della frana. Questo torrente, durante le piogge primaverili e autunnali, si ingrossava incredibilmente e usciva dal suo letto allagando il paese e distruggendo vigneti e raccolto. Oggi è ben indigato e raramente s'ingrossa.
10. Nel 1850 Biasca aveva 2035 abitanti, Bellinzona 3209, Locarno 2944, Mendrisio 1922 e Lugano 5142.
11. Durante le alluvioni il Brenno e il Ticino cambiavano spesso il loro letto. Era sempre difficile ritrovare, dopo, i confini precedenti. Di conseguenza spesso fra Biasca e i paesi confinanti nascevano litigi a volte anche violenti.
12. L'anno 1837 è importante nella storia del nostro Cantone perché dà l'avvio a tutto il nostro insegnamento primario. Ma in molti comuni le scuole cominciarono a funzionare solo verso il 1840 e anche dopo. Sono noti gli appassionati interventi di Stefano Franscini allora capo del Dipartimento Educazione.
13. Gli emigranti che non ebbero fortuna con l'oro, si adattarono soltanto a fare il contadino o il borradore. Parecchi Biaschesi tagliarono i boschi e prepararono il legname che servì agli Stati Uniti d'America per costruire le ferrovie.
14. I Biaschesi non comperavano nei negozi dei Biaschesi. Questa spiacevole usanza è ancora abbastanza diffusa nel nostro borgo. Io credo che abbia radici profonde e risalga al tempo della distribuzione e bonifica della terra dopo lo scoscendimento del Crenone, distribuzione e bonifica che crearono gelosie e dissapori fra i diversi gruppi di contadini sparpagliati sul piano.
15. Qui l'autore vuol ricordare la «Carta di Libertà» del 1292.
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